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Dichiarazione universale dei diritti umani 10 dicembre 2009 Adria, Sala Consigliare.
L''ASSEMBLEA GENERALE proclama la presente dichiarazione universale dei diritti umani come ideale comune da raggiungersi da tutti i popoli e da tutte le Nazioni, al fine che ogni individuo ed ogni organo della società, avendo costantemente presente questa Dichiarazione, si sforzi di promuovere, con l''''insegnamento e l''''educazione, il rispetto di questi diritti e di queste libertà e di garantirne, mediante misure progressive di carattere nazionale e internazionale, l''''universale ed effettivo riconoscimento e rispetto tanto fra i popoli degli stessi Stati membri, quanto fra quelli dei territori sottoposti alla loro giurisdizione.
Il 10 dicembre 1948, l''''Assemblea generale delle Nazioni Unite proclamava la Dichiarazione universale dei diritti umani. Per la prima volta nella storia dell''''umanità, era stato prodotto un documento che riguardava tutte le persone del mondo, senza distinzioni. Per la prima volta veniva scritto che esistono diritti di cui ogni essere umano deve poter godere per la sola ragione di essere al mondo. Eppure la Dichiarazione è ancora disattesa, perché ancora troppo sconosciuta.
Articolo 1
Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.
Articolo 2
Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del paese o del territorio cui una persona appartiene, sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi limitazione di sovranità.
Articolo 3
Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.
Ho voluto leggere questi 3 articoli perché riassumono il significato ed il valore dell’iniziativa di oggi. Siamo ben lungi dal fatto che questi tre articoli siano applicati in pieno. Purtroppo esistono ancora barriere e pregiudizi e, nei fatti, gli uomini e le donne del mondo non sono tutti uguali e non hanno gli stessi diritti. Oggi dunque è una grande giornata, una giornata importante perché possiamo sentirci inisme, cittadini di questo comune e dei nostri pesi di origine, ma anche e soprattutto del mondo. A parole sappiamo che il Trattato di Cotonou afferma che il mancato rispetto dei diritti umani da parte di uno dei paesi ACP (Africa, Carabi e del Pacifico) può comportare la sospensione delle concessioni commerciali dell''''UE e il ridimensionamento dei programmi di aiuto. L’Unione europea ritiene che la riduzione della povertà – obiettivo principale della politica di cooperazione allo sviluppo – possa essere conseguita soltanto nell’ambito di una struttura democratica. Disposizioni analoghe si applicano ad altri paesi partner, in primo luogo a tutti i paesi che fanno parte dell’Europa. E’ dunque importante che tali dichiarazioni siano fatti conoscere a tutti, a partire dalle scuole, ai ragazzi italiani e a quelli che provengono da altri Paesi. Al Centro Territoriale permanente noi cerchiamo di fare questo: innanzitutto essere una comunità unita e responsabile, anche se non è sempre facile e se non sempre ci riusciamo perché ognuno di noi è una persona, con i suoi difetti e pregiudizi. Al centro l’attività principale è insegnare la lingua italiana perché solo imparando a parlare ci si può capire e ci si può inserire in un ambiente diverso da quello da cui si proviene. Imparando la lingua, si imparano anche le storie personali di ciascuno, le caratteristiche del Paese di origine, la nostalgia per ciò che si è lasciato e per i cari, i familiari che spesso restano ad aspettare a Rabat, a Casablanca, a Kiscinau, a Stefan Voda, in Kazakistan a Zhejiang, in Brasile, in Nigeria, in Venezuela o in mille altri posti del mondo. Per questo abbiamo voluto raccogliere in questo che noi abbiamo la pretesa di chiamare libro, perché è la prima volta che lo facciamo, le storie di molti studenti che hanno frequentato i corsi di italiano al CTP. Per farci ricordare, per raccontarvi di noi e per farvi capire che se siamo qui, lo siamo perché siamo costretti,non perché siamo dei giramondo o dei perdigiorno. Come insegnante vi dico che da questa esperienza io ho avuto molto. In termini di umanità e di umiltà. Non credo di essere diversa da nessuno degli studenti-persone-adulti che ho incontrato a scuola. Sono uguale. E sono felice che l’Assessore Paparella abbia capito da subito l’importanza di questo avvenimento. Grazie dunque, da parte di tutti noi.

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