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Tra le grosse aziende solo i Cantieri Navali Visentini e Femi Cz non sono ancora ricorse alla cassa integrazione. Anche a voler essere ottimisti, la crisi economica che attanaglia il Polesine si è fatta sempre più grave. Senza contare le aziende che nel corso degli ultimi cinque anni hanno chiuso i battenti, anche le fabbriche più grosse – e che assorbivano molta mandopera polesana – versano in una profonda carenza di ordinazioni e stanno fallendo sui mercati internazionali. La Bassano Grimeca, fino a ieri onore e vanto del Mediopolesine, con sede a Ceregnano, ma i cui i dipendenti provenivano anche dai comuni limitrofi, ha dichiarato di non farcela più. Dopo la grave crisi dei primi anni del 2000 risolti con un finanziamento statale attraverso il Patto Territoriale, è la seconda volta che la Bassano entra in crisi. Sembrava che il cambio della guardia a livello dirigenziale, con l’entrata di capitali orientali, potesse imprimere una svolta e una riconversione positiva, ma ahimè anche questa speranza è sfumata, tanto che gli operai non hanno nemmeno ricevuto lo stipendio negli ultimi mesi. L’azienda si è assunta l’impegno di fronte ai rappresentanti sindacali dei lavoratori di pagare almeno il mese di ottobre alle maestranze, ma questi, pur accogliendo con soddisfazione la notizia, non intendono abbassare la guardia rispetto allo stato d’allerta contro la chiusura dell’azienda. La liquidità è stata resa possibile da una apertura di credito da parte delle Banche alla Proprietà della fabbrica e, tra gli operai, in molti auspicano che possa essere una leva per reggere la dura crisi di cui è vittima l’intero comparto metalmeccanico polesano. I metalmeccanici della Cgil hanno organizzato manifestazioni e dimostrazioni, per rendere partecipi tutti i cittadini di questa situazione che sta mettendo in difficoltà migliaia di lavoratori e le loro famiglie. Una bara, simbolo della gravità della situazione ha preceduto gli operai del corteo, in rappresentanza delle diverse fabbriche in crisi, vestiti di una felpa rossa uguale per tutti. Quasi assenti gli slogan polemici, a parte uno striscione che chiedeva la riduzione dei dirigenti della Grimeca anziché dei dipendenti. Parlando al megafono, il segretario della Fiom-Cgil Paolo Zanini ha così riassunto le posizioni del sindacato: «Chiediamo il ritiro del piano presentato dalla Grimeca e dei licenziamenti». L’attuale numero di occupati è 870, ma la Bassano Grimeca denuncia un esubero per 470 lavoratori da qui al 2015. Si profila dunque una serie di licenziamenti superiore alla metà, al termine della quale l’impresa di Ceregnano resterà con 400 lavoratori. Sembra che sia prevista invece un’ottantina di posti di lavoro nei capannoni aziendali dismessi, che saranno ristrutturati come area artigianale al servizio dell’Azienda. Nei vari incontri, nel Consiglio comunale che si è tenuto a Ceregnano e in Provincia, i Dirigenti Grimeca hanno parlato chiaro: l’alternativa è la chiusura dello stabilimento.
I vertici dell’azienda hanno ammesso di essere alle prese con una complessa ristrutturazione dal costo di oltre 20 milioni di euro sulla quale gli advisor degli Istituti di credito non hanno ancora finito di lavorare: il piano che dovrebbe rimettere in carreggiata la Grimeca durerebbe cinque anni, alla fine dei quali, con metà operai e tecnici, si dovrebbe raddoppiare il fatturato. Le nuove opportunità sarebbero rappresentate da forniture per automobili e due ruote, offerte a Piaggio e Aprilia sempre che tornino a rifornirsi da Grimeca.

Da buoni ultimi, come al solito, gli inquilini di Palazzo Celio, hanno deciso di rivolgersi al Governo Centrale, perchè senza il supporto del ministero dello Sviluppo e di quello del Lavoro, sul fronte degli ammortizzatori sociali, (che sgraverebbero Grimeca di diversi milioni di euro rispetto al costo del personale) “ l’operazione diventa molto complicata da sostenere dal punto di vista finanziario e sociale”. Le stesse parole di sempre: i “nostri” politici hanno detto la stessa frase all’epoca della chiusura dello zuccherificio di Porto Viro, della New Look di Badia, e di tutte le altre aziende che hanno spostato la direzione o hanno chiuso i battenti. A Roma! A Roma!!! La crisi in Polesine si fa sentire in modo grave ormai da una decina d’anni, ma nessuno ha messo in atto la proposta che da questo sito e da altri luoghi abbiamo fatto: si componga un comitato di crisi e si affrontino le situazioni problematiche PRIMA che queste siano ormai al decesso finale. Ma né il Sindacato né la Politica ufficiale di destra e di centro e sinistra ha mai ascoltato, preferendo sedersi ad aspettare che il cadavere passasse lungo il Po. Quello che fa più paura in situazioni del genere è il fatto che se ne parlerà ancora un po’ sui giornali e poi tutto cadrà nel dimenticatoio, mentre pochi alla volta, gli operai saranno licenziati. Come è successo in questi anni , dato che la Bassano Grimeca di Ceregnano contava negli anni ’90 quasi 2000 operai e un indotto che faceva crescere l’economia territoriale limitrofa. Nell’indifferenza generale si sta spegnendo anche quest’azienda lasciando alla gente polesana il compito di recitare il De Profundis. Sarebbe bene che il De Profundis avesse avuto delle vittime anche in Provincia e al Consorzio per lo Sviluppo che non sono riuscite a governare la crisi né a salvare l’economia. E invece purtroppo, da 10 anni a questa parte gli stessi personaggi tentano a parole di consolare chi perde il posto di lavoro. E non credo che la Virgili o Brusco devolvano fondi dai loro lauti compensi, per i padri e le madri di famiglia che devono comprare cibo e indumenti e scaldare la casa per i loro figli.
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