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Un ecomuseo (o museo diffuso), molto diverso da un normale museo, è un territorio caratterizzato da ambienti di vita tradizionali, patrimonio naturalistico e storico-artistico particolarmente rilevanti e degni di tutela, restauro e valorizzazione. L''ecomuseo interviene sullo spazio di una comunità, nel suo divenire storico, proponendo "come oggetti del museo" non solo gli oggetti della vita quotidiana ma anche i paesaggi, l''architettura, il saper fare, le testimonianze orali della tradizione, ecc... La portata innovativa del concetto ne ha inevitabilmente determinato la conoscenza ben oltre l''ambito propriamente museale.
L''ecomuseo si occupa anche della promozione di attività didattiche e di ricerca grazie al coinvolgimento diretto della popolazione e delle istituzioni locali. Può essere un territorio dai confini incerti ed appartiene alla comunità che ci vive. Un ecomuseo non sottrae beni culturali ai luoghi dove sono stati creati, ma si propone come uno strumento di riappropriazione del proprio patrimonio culturale da parte della collettività. Dal 2005 è nata una definizione condivisa da molti studiosi sul concetto di ecomuseo: un patto con il quale la comunità si prende cura di un territorio. Il termine ecomuseo fu pensato da Hugues de Varine durante una riunione con Georges Henri Rivière, all''epoca rispettivamente direttore ed ex-direttore e consigliere permanente dell''ICOM (The International Council of Museums), e Serge Antoine, consigliere del Ministro dell''Ambiente. Fu usato per la prima volta nel 1971 in un intervento dell''allora Ministro dell''Ambiente francese, M. Robert Poujade, che l''utilizzò per qualificare il lavoro di un ministero in piena creazione. Gli ecomusei inizialmente, realizzati ben prima che assumessero questa definizione, furono pensati come strumenti per tutelare le tracce delle società rurali in un momento in cui l''urbanizzazione, le nuove acquisizioni tecnologiche e i conseguenti cambiamenti sociali, rappresentavano un rischio reale di completo oblio di un patrimonio culturale millenario. Le esperienze ecomuseali in Italia sono numerose e spesso molto diversificate, anche per le divergenze interpretative da parte dei soggetti promotori. Vale la pena ricordare che, accanto ad iniziative isolate, esistono reti di ecomusei, in fase di espansione, realizzati sulla base di leggi regionali specifiche. Il Piemonte è stata la prima regione a dotarsi di uno strumento normativo in materia (L.R. 31/95), seguita dalla Provincia autonoma di Trento (L.P. 13/2000), la Sardegna (L.R. 14/2006), il Friuli-Venezia Giulia, la Lombardia (L.R. 13/2007), l''Umbria (L.R. 34/2007), il Molise (L.R. 11/2008). Altre proposte di legge sono in discussione. Adesso i nostri “esperti” culturali, dalla Negri assessore provinciale alla cultura, alle varie associazioni tipo Turismo & Cultura, scoprono che anche in Polesine è possibile fare un “ecomuseo”, anzi, è possibile pensare al nostro territorio come un ecomuseo. Meglio tardi che mai, potremo dire! Eppure, eravamo anche qui arrivati per primi, negli anni ’90, quando abbiamo presentato il Progetto Delta che aveva eletto il Polesine a BENE Culturale, cioè un bene che doveva essere riconosciuto come tale solo se la comunità che ci vive, lo avverte come tale. La stessa cosa è l’ecomuseo, che diviene un museo solo se gli abitanti del territorio lo vivono, lo respirano e lo intendono così. La paura che abbiamo invece, visti i precedenti non proprio “fausti” dei personaggi che governano questa nostra terra, è che il museo lo interpretino solo come tale, cioè come un posto da conservare esattamente così come è da decenni e decenni, cancellando tutto ciò che di buono la Giunta Brigo aveva programmato negli anni ’90. Una paura suffragata dai fatti, stando a quanto NON successo in tutti questi anni di governo Saccardin e Virgili. Adesso qualcuno h sussurrato la parolina “ecomuseo” all’assessore Negri e lei, come al solito ci casca, senza produrre nulla di suo, ma accettando di fatto le dotte relazioni dei relatori, quelli nostrani, che scopiazzano, di solito, di qua e di là. Peccato ass. Negri, più volte le abbiamo suggerito di leggersi il Progetto Delta e le relazioni illustrative. Lei non l’ha mai fatto. E noi le rinnoviamo l’invito: pensi a quanti bei convegni potrà fare facendo una relazione introduttiva migliore di quella dei “dotti” relatori che ha invitato!
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