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Erano in tanti lunedì 19 luglio alla manifestazione di conclusione della campagna di raccolta firme che in poco tempo ha avuto un successo andato oltre ogni previsione degli stessi organizzatori. C’erano «gli artisti per l’acqua», i rappresentati delle associazioni e dei comitati territoriali, il cosiddetto «popolo dell’acqua» che si è via via gonfiato perché l’acqua è un bene pubblico, malgrado quanto prevede il decreto Ronchi. Adesso, il comitato promotore, il Forum dei movimenti per l’acqua, chiede di poter andare al voto e che nessuno inviti «ad andare al mare». Se dovessero essere approvati i tre quesiti l’affidamento del servizio idrico integrato sarà regolato dall’articolo 114 del decreto legislativo 267/2000 che prevede il ricorso alle aziende speciali, o ad enti di diritto pubblico che qualificano il servizio idrico come strutturalmente e funzionalmente «privo di rilevanza economica» , dunque di interesse generale. Adesso si tratta di aspettare la decisione della Corte di Cassazione e poi del ministero dell’Interno: se tutto andrà bene gli italiani potrebbero essere chiamati ad esprimersi sui quesiti entro la fine della primavera 2011. Il referendum sull’acqua è uno strumento importante per non far calare l’attenzione su un tema tanto importante per i cittadini e soprattutto il milione e quattrocentomila firme raccolte, oltre ad essere un ottimo risultato, saranno una leva notevole per fare pressione sulla politica e sul parlamento per cambiare la legge proposta dal Governo.
"Se, nei prossimi dieci o quindici anni, non verrà concertata nessuna azione volta a garantire la fornitura dell’acqua in un quadro mondiale efficace di regolamentazione politica, economica, giuridica e socioculturale, il suo dominio provocherà innumerevoli conflitti territoriali e condurrà a rovinose battaglie economiche, industriali e commerciali": lo afferma Riccardo Petrella, consigliere alla Commissione Europea, professore all’Università Cattolica di Lovanio e Presidente del Club di Lisbona, ed è ciò che già si sta verificando in diverse parti del mondo.
Negli ultimi cinquant’anni la disponibilità d’acqua è diminuita di tre quarti in Africa e di due terzi in Asia. La FAO prevede che nel 2000 saranno almeno 30 i paesi che dovranno far fronte a crisi idriche croniche.
Anche se la superficie terrestre è coperta per il 71% di acqua, questa è costituita per il 97,5% da acqua salata. L’acqua dolce è per il 68,9% contenuta in ghiacciai e nevi perenni, per il 29,9% nel sottosuolo e solo lo 0,3% è localizzata in fiumi e laghi, e quindi potenzialmente disponibile. Tale quantità corrisponde allo 0,008% dell’acqua totale del pianeta. Si tratta di un quantitativo irrisorio distribuito in modo ineguale sulla superficie terrestre. La maggior parte di essa, infatti, è concentrata in alcuni bacini in Siberia, nella regione dei grandi laghi in Nord America, nei laghi Tanganika, Vittoria e Malawi in Africa, mentre il 27% è costituita dai cinque più grandi sistemi fluviali: il Rio delle Amazzoni, il Gange con il Bramaputra, il Congo, lo Yangtze e l’Orinoco.
Nel mondo, un miliardo e 400 milioni di persone del pianeta non hanno accesso all’acqua potabile. Il rischio è grande: si stima che nell’anno 2025, quando la popolazione supererà gli 8 miliardi di esseri umani, il numero delle persone senza accesso all’acqua potabile aumenterà a più di 3 miliardi. L’Italia è prima in Europa per il consumo d’acqua e terza nel mondo con 1.200 metri cubi di consumi l’anno pro capite. Più di noi soltanto gli Stati Uniti e il Canada. Rispetto ai parametri europei non possiamo invece che passare per spreconi: gli italiani consumano quasi 8 volte l’acqua usata in Gran Bretagna, dieci volte quella usata dai danesi e tre volte quello che consumano in Irlanda o in Svezia. Allarme sullo spreco anche da parte del WWF che annuncia il fatto che la disponibilità d’acqua dolce in Italia sta scendendo dai 2.700 metri cubi pro capite ai 2.000 metri cubi. 800 milioni sono le persone che non hanno un rubinetto in casa e secondo le stime dell’OMS, l’Organizzazione Mondiale per la Sanità, più di 200 milioni di bambini muoiono ogni anno a seguito del consumo di acqua insalubre e per le cattive condizioni sanitarie che ne derivano. Complessivamente si stima che l’80% delle malattie nei Paesi del Sud del mondo sia dovuto alla cattiva qualità dell’acqua. Sono fondamentalmente 5 le malattie di origine idrica: 1) malattie trasmesse dall''acqua (tifo, colera, dissenteria, gastroenterite ed epatite); 2) infezioni della pelle e degli occhi dovuti all''acqua (tracomi, lebbra, congiuntivite e ulcere); 3) parassitosi legate all''acqua; 4) malattie dovute ad insetti vettori, ad esempio mosche e zanzare; 5) infine, malattie dovute a mancanza di igiene (taeniases). Riguardo alla questione della privatizzazione dell’acqua, problema che interessa molti Paesi, compresa l’Italia, non possiamo non rilevare che la privatizzazione fa gonfiare i prezzi dell’acqua in maniera smisurata. Il capitale privato è consapevole del fatto che i servizi per l’acqua sono diventati un settore di attività molto redditizio. Così, le grandi multinazionali dell’acqua, (tra cui le francesi Suez-lyonnaise, Vivendi-Generale, Saur-Bouygues, o le più note Danone e Nestlé) spingono perché si sviluppi il mercato dell’acqua. Grazie alla loro potenza finanziaria, alla loro tecnologia e alle loro enormi competenze accumulate negli anni, esse sperano di assicurarsi il controllo di questi mercati.
Qualche esempio. La Danone ha acquisito la gestione di tre sorgenti: una in Indonesia, una in Cina e l’altra negli Stati Uniti. La Nestlé ha iniziato a commercializzare in Pakistan la sua prima acqua "purificata", acqua di rubinetto trattata con l’aggiunta di minerali.
Sulla questione, Petrella afferma che :-La privatizzazione dell’acqua non è una soluzione efficace dal punto di vista politico, sociale, economico, ambientale, etico. Non è giustificabile considerare l’acqua come una fonte di profitto. In quanto fonte di vita, l’acqua è un bene patrimoniale che appartiene agli abitanti del pianeta (così come agli organismi viventi). La privatizzazione del petrolio è stata e resta un errore storico fondamentale, che non può essere ripetuto: bisogna impedire la petrolizzazione dell’acqua-.
L’acqua è destinata a rivestire un’importanza sempre più rilevante anche nei rapporti tra gli Stati, con il rischio di dare origine a violenti conflitti. In alcune regioni del mondo, la scarsità di acqua potrebbe diventare quello che la crisi dei prezzi del petrolio è stata negli anni settanta: una fonte importante di instabilità economica e politica.
Quasi il 40% della popolazione mondiale dipende da sistemi fluviali comuni a due o più paesi. L''India e il Bangladesh disputano sul Gange, il Messico e gli Stati Uniti sul Colorado, la Cecoslovacchia e l''Ungheria sul Danubio. Una zona calda emergente è l''Asia centrale, dove 5 ex repubbliche sovietiche, da poco indipendenti, si dividono due fiumi già troppo sfruttati, l''Amu Darja e il Sjr Darja. E'' soprattutto nel Medio Oriente tuttavia che le dispute sull''acqua stanno modellando gli scenari politici e i futuri economici.
(I dati sono stati tratti dal sito: www.volint.it/scuolevis/fame/acqua.htm)
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