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Vorrei fare alcune precisazioni sulle "inaffondabili" considerazioni riportate nell''articolo "Carbon fog".
Una centrale termoelettrica di moderna tecnologia (NGCC – Natural Gas Combined Cycle) alimentata a gas metano non ha "un camino" come una moderna centrale (USC – Ultra Super Critica) a carbone, ma ha tanti camini quanti sono i gruppi di produzione. E questo non perché qualcuno vuole spendere soldi per “abbattere l’attuale camino alto 250 metri e costruirne dei nuovi 4 volte più bassi (60 metri), ma semplicemente perché la tecnologia dei modernissimi impianti a gas NGCC non lo prevedono e non lo permettono. Per esempio, nel progetto della centrale a turbogas di Loreo, con una potenza installata di circa 800 MW, i camini sarebbero due, ognuno dell''altezza di 60 metri. Per raggiungere la stessa potenza installata della conversione a carbone pulito a Porto Tolle, occorrerebbero quindi 5 camini. Il confronto nelle emissioni (al camino) tra carbone pulito e metano, a parità di potenza installata, presenta due parametri favorevoli al carbone (minori polveri e ossidi di azoto) e due favorevoli al gas: cioè gli ossidi di zolfo - anche se le immissioni degli ossidi di zolfo dalla nuova centrale a carbone pulito in progetto a Porto Tolle sarebbero comunque inferiori 200 volte rispetto ai valori prescritti dall''Organizzazione Mondiale della Sanità -, e poi la CO2 (in questo caso solo apparentemente), che tuttavia non è un inquinante perché non ha effetti locali.
Il confronto degli effetti complessivi sulla qualità dell''aria è da completare considerando anche le immissioni (al suolo). Così, rispetto all''unico camino alto 250 metri nella centrale a carbone pulito, uno studio di ERM Italia (filiale locale del gruppo Environmental Resources Management, azienda multinazionale leader nel settore della consulenza ambientale) ha calcolato le emissioni totali e il quadro delle ricadute al suolo attraverso il confronto con 5 camini dell''altezza di 90 metri (mentre nei progetti a Loreo e Cona non superano i 60 metri), necessari ad un teorico impianto a ciclo combinato a gas di 2.000 MW di potenza complessiva. La maggiore capacità di dispersione dei fumi di combustione da parte dell''unico camino alto 250 metri determina che gli effetti complessivi sulla qualità dell''aria degli ossidi di azoto, ossidi di zolfo e polveri hanno nella conversione a carbone in programmma a Porto Tolle un impatto minore - rispetto al gas naturale - del 14% nella massima concentrazione media annua, e del 32% in meno nella massima concentrazione oraria.
Riguardo all''anidride carbonica, la conversione a carbone è una scelta che riduce del 18% le emissioni di CO2 rispetto all''attuale impianto ad olio combustibile STZ, in linea quindi (-20% al 2020) con le politiche comunitarie. A questo risultato di partenza si aggiungeranno quelli ottenibili attraverso il progetto “CCS” – Carbon Capture & Storage - della CO2, recentemente finanziato dalla Commissione europea con 100 milioni di euro destinati appunto all''impianto di Porto Tolle.
Leggere poi che sarebbe più conveniente ri-potenziare l’attuale centrale ad “Olio Combustibile” e bruciarci O.C. STZ e/o METANO, è alquanto sorprendente per chiunque abbia una minima cognizione di causa del mercato dei combustibili e dei rendimenti di questi impianti. Sì, perché il METANO (che peraltro costa mediamente 3 volte più del carbone e l’Olio Combustibile STZ ancora di più), potrebbero essere impiegati nella stessa centrale solo con un normale ciclo a vapore, per intenderci come quello attuale di Porto Tolle, con rendimenti quindi largamente inferiori a quelli che le nuove tecnologie NGCC od USC oggi consentono.
Purtroppo, però, queste centrali NGCC non possono bruciare indifferentemente anche l’O.C. e sarebbe quindi quantomeno assurdo, spendere soldi per ri-potenziare un vecchio impianto per infine arrivare ad un rendimento di conversione significativamente peggiore di quello che le moderne nuove tecnologie consentono. Senza peraltro considerare questa ipotesi sotto l’aspetto dell’impatto ambientale, anch’esso assolutamente negativo rispetto sia al metano bonificato (NGCC) che al carbone pulito (USC).
Ricordo che in Europa sono in programma 39 moderne grandi centrali a carbone, di cui sei già in costruzione. Nel pianeta il 40% del fabbisogno energetico viene dal carbone (ed i Paesi che usano come prima fonte questo nobile combustibile, sono i Paesi più ricchi e sviluppati del Pianeta), mentre in Italia le centrali a carbone forniscono solo il 12% dell’elettricità che consumiamo. Il risultato del nostro assurdo “Mix delle Fonti” energetiche, che ha alla base della produzione una quota di circa il 60% di gas “naturale” (ma depurato, altrimenti sa che impatto avrebbe ?), è che paghiamo le bollette elettriche almeno il 30% in più rispetto alla media europea, dove il “Mix delle Fonti” è 30,3% carbone, 27,9% nucleare, 21,6% gas, 16,6% fonti rinnovabili (tra cui la parte del leone la fa, inevitabilmente, l’idroelettrico), 3,6% olio combustibile.
Anche il riferimento alla “infausta” (nell''articolo) esperienza della invece felice riconversione a carbone pulito realizzata a Civitavecchia TVN, per quanto riguarda l’aspetto delle ricadute economiche locali, pare ingeneroso della realtà. Basta documentarsi, visto che ha sostenuto non poco un’economia locale altrimenti ben più sofferente. Ma, nel caso, l’esperienza è li per insegnare e sono sicuro che i laboriosi Polesani sapranno far tesoro dall’esperienza altrui. Perché, quindi, piangersi preventivamente addosso?
Ricordo inoltre, in base agli ultimi dati disponibili rilevati in Italia dall''Agenzia per la Protezione dell''Ambiente, che le centrali elettriche - comprese quelle di grande taglia a carbone - sono notevolmente più “verdi” del traffico (prima fonte di inquinamento locale, insieme al riscaldamento civile), perché contano solo per il 3% dei contaminanti presenti in atmosfera ed originati dall''uomo, mentre i soli trasporti incidono per oltre il 42%.
C’è quindi da augurarsi che il “Carbon FOG” sia solo un temporaneo “annebbiamento” dovuto al “politichese” (come hanno peraltro ipotizzato certi gruppi di pressione, foresti al Polesine, ma considerati da alcuni locali... “buoni per confondere le idee”), mentre sarebbe molto opportuno che sull’argomento si facesse davvero corretta e documentata informazione. Una volta tanto, guardare fuori dai nostri confini, non è proprio un peccato e ci sarebbe molto da imparare, perché in questi altri Paesi, forse, le lobby “ambientaliste” sono meno preconcette.
Buona riflessione, quindi.
Rinaldo Sorgenti
- Ulteriore replica ricevuta l'11 marzo 2009
Senza scomodare il Papa - di cui peraltro non ricordo nessuna dichiarazione in merito al "nuovismo che nuoce" - mi limito a ricordare che stante la libertà dei contenuti di stampa, prima di mettere una croce sopra alle disinformazioni contenute nell'articolo "Carbon fog", c'è da considerare anche il diritto di replica.
Peraltro, l’art. 8 della legge sulla stampa 47/1948 stabilisce che "il direttore o, comunque, il responsabile è tenuto a fare inserire gratuitamente nel quotidiano o nel periodico o nell'agenzia di stampa le dichiarazioni o le rettifiche dei soggetti di cui siano state pubblicate immagini od ai quali siano stati attribuiti atti o pensieri o affermazioni da essi ritenuti lesivi della loro dignità o contrari a verità, purché le dichiarazioni o le rettifiche non abbiano contenuto suscettibile di incriminazione penale". D’altra parte, l’obiettivo di entrambi non sono "interessi personali" ma bensì aiutare a capire quale dovrebbe essere la scelta migliore per il Paese e la comunità locale.
Quanto alla disponibilità ad un dibattito pubblico, il "guanto di sfida" gettato dalla dott.ssa Bertoli è stato da me raccolto più volte: mentre la dott.ssa Bertoli, arrivati al dunque non ha mai indicato luogo e data del dibattito. Vi deve quindi essere stato un evidente "disguido" a cui comunque possiamo prontamente porre rimedio. Io sono assolutamente disponibile quando crede a questo dibattito/confronto, nell’interesse di tutti e soprattutto dei Polesani. Mi faccia sapere quando le può star bene (mi indichi cortesemente 2 o 3 date alternative, così da poterle confrontare con eventuali altri impegni) e dove vorrebbe si svolgesse il confronto.
In tale attesa, porgo cordiali saluti.
Rinaldo Sorgenti
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