|
La fatica letteraria di Lanfranco Brusaferro non è frutto né di vana gloria né del “piangersi addosso”. Non potrà sfuggire al lettore infatti, anche il più “sbrigativo”, che nel racconto di un fatto di malagiustizia che ha coinvolto, oltre che l’autore, anche il suo amico, sindaco di Ceregnano, Renzo Spadon, egli si sofferma più sulla persona di quest’ultimo e sugli effetti negativi che la vicenda ha avuto, sia a livello politico che umano, su di lui.
Non posso tacere quello che all’epoca, quale difensore di Lanfranco Brusaferro, mi colpì,fu in positivo da un lato la solidarietà ed il rifiuto di credere da parte di quasi tutti quelli che li conoscevano, che Lanfranco e Renzo fossero coinvolti con la “’ndrangheta” ed in negativo dall’altro la presa di posizione che all’epoca assunse un magistrato del Tribunale di Rovigo con alcuni articoli a sua firma sulla stampa locale; mi domandavo infatti dove fosse finito il principio che la colpa non si presume e che invece si presume l’innocenza! Principio che, almeno per chi opera diuturnamente nella giustizia, non puo mai essere dimenticato.
Il lettore potrà scorrere i tre articoli in appendice e valutare se quella mia impressione negativa sia o meno da condividere. Quello di Brusaferro non è un semplice racconto ma la testimonianza cruda e sincera di come la volontà sua e di Renzo di fare del bene e precisamente quella di dare un alloggio e un lavoro a persona in “soggiorno obbligato” si trasformò in una terribile accusa che li portò nelle patrie galere per ben 70 giorni. So per certo che Renzo non si riprese più e non vorrei che la prematura e improvvisa sua scomparsa sia in qualche modo ricollegabile a tale sofferenza. Lanfranco, per fortuna, l’ha raccontata questa vicenda che ai più potrebbe apparire, per la sua assurdità, quasi un “film”.
Mi auguro che la fatica e la sofferenza, che certamente lo avrà accompagnato ancora una volta nel ripercorrere e rivivere quel periodo di detenzione, possa servire a tutti noi per ricordare che l’innocenza si presume fino a prova contraria e a chi è preposto ad applicare le leggi che la più pesante delle misure restrittive della libertà personale e cioè il carcere, va sempre applicata con estrema cautela.
Il lettore, forse, si domanderà perchè Lanfranco Brusaferro abbia aspettato 14 anni per raccontare la terribile vicenda che lo ha coinvolto, insieme a Renzo Spadon, ingiustamente; Io credo che ci sia stata in questo periodo una sorta di rimozione inconscia.
Ricordo che Renzo Spadon voleva scriverla lui questa “memoria” e sarà certamente contento che Lanfranco abbia superato il “blocco” nello spirito di fare quello che Renzo non ha potuto fare. Dimenticavo: mi risulta che mai nessuno abbia mai chiesto scusa né a Lanfranche né a Renzo per i 70 giorni di galera patiti per un’accusa che, alla prima verifica, si dissolse clamorosamente come neve al sole.
(Dalla presentazione dell’Avv. Gianni Balzan)
|