|
Rondini (araldi del cielo)
Le rondini nel volo
disegnano arabeschi,
ch’ispirano dal suolo
i sogni più fiabeschi.
Eterei uccelletti
in coppia sempre stanno,
si nutrono d’insetti,
a niuno recan danno.
I nidi edificati,
con erbe e con fuscelli,
dal fango cementati
raccolto nei ruscelli.
Depostevi le uova,
premura è d’entrambi
a turno far la cova
con regolari cambi.
La schiusa vien nunziata
dal forte pigolare
dei nati la nidiata,
che tosto vuol mangiare.
Non sembra mai saziata,
invoca sempre cibo;
reclama l’imbeccata,
sporgendosi dal nido.
Solerti i genitori,
lanciando acuti stridi,
rispondono ai cori
recando cibo ai nidi.
Cresciuti i rondinini
s’addestrano a volare
e tentan con saltini
le ali a dispiegare.
Quand’alfin si librano
ritorno più non fanno. . . .
tosto poi s’accoppiano
e un proprio nido avranno.
A fine dell’estate,
migranti rondinelle,
lontano han portato
le fantasie più belle.
Il cielo han solcato,
puntando ad altri lidi
ed hanno salutato
co’ l’ultimi lor stridi.
Tornando a primavera
ritrovano il lor sito,
che, da mattina a sera,
rallegran col garrito.
E sognano gli esuli.
al lor venire e andare,
di divenirne emuli
e in patria ritornare.
Il nido ritrovato
è subito all’interno
pulito e riparato
dai danni dell’inverno.
Depostevi le uova,
febbrile si fa il viavai
alla nidiata nuova
che satolla non è mai.
Rinnovasi la storia
del ciclo continuato;
si celebra la gloria
del divin postulato.
Lorenzo Spoladore - Milano
|